VISITE GUIDATE AL TEMPO DEL COVID19

Ho aspettato qualche giorno prima di pronunciarmi, volevo avere le idee chiare e scrivere con raziocinio, senza lasciarmi prendere la mano dalle fobie pubbliche e dalle paranoie (non) condivise.

La chiusura dei monumenti e dei musei italiani come misura precauzionale si è trasformata in un boomerang economico per il panorama turistico. È inutile nascondersi dietro la retorica nazionalpopolare: è successo.

Nel giro di poche ore tutti i miei clienti, sia confermati che in opzione, si sono manifestati con l'intento di annullare tutte le visite guidate da qui a giugno. E io ho realizzato in pochissimo tempo l'apocalisse economica di un'intera stagione turistica, che si traduce in mesi di lavoro buttati al vento e una visione poco piacevole per le settimane future.

"Ok, niente panico"
Ho incassato le prime disdette come hanno fatto tutti. Poi mi sono tirata su le maniche e non ho aspettato che mi chiamassero i clienti ma li ho cercati io direttamente: ci siamo confrontati sulle situazioni, con le notizie sparute e disperate che avevamo, e piano piano abbiamo iniziato a ragionare su una momentanea sospensione dei servizi e ad una POSSIBILE posticipazione nelle settimane successive. Il che significa che ho perso quasi tutto il lavoro di marzo e una buona parte di aprile, ma che avrò molto più da fare tra maggio e giugno; il problema sarà arrivarci con serenità a maggio, ma vorrà dire che mi concentrerò sulla comunicazione e sui nuovi percorsi che volevo proporre con l'autunno: sicuramente avrò il tempo per lavorarci sopra e cercare anche nuove collaborazioni.

Se c'è una cosa che questo lavoro mi ha insegnato, e che vedo nel lavoro di tanti colleghi del settore turistico (e non parlo solo delle guide), è che la positività rende più della disperazione indotta e dell'autocommiserazione.
Il problema c'è ed è evidente, tocca talmente tante categorie in questo settore che il danno sarà davvero ingente, però abbiamo anche la capacità di costruirci una soluzione anche se parziale, senza dover sempre aspettare che qualcuno faccia qualcosa per noi. 
Questo è un settore che non aspetta, ma che ricostruisce: la storia di precedenti disastri umani o naturali ce lo ricorda ogni giorno.

Diciamo che per me la primavera quest'anno comincia con una quarantina di giorni di ritardo.



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